lunedì 16 gennaio 2012

Benvenuti al Nord: quando il sequel è superfluo



Questo film «è la summa di tutto ciò che mi piace fare al cinema. E’ una commedia intelligente, ben scritta». Claudio Bisio presenta così questo secondo capitolo delle avventure tra gli stereotipi del settentrione che ancora come protagonisti Alberto e Mattia, interpretato da Alessandro Siani. Una coppia comica che funziona sullo schermo, così come durante la conferenza stampa che animano in continuazione.

Questa volta il soggetto è originale, scritto a quattro mani da Fabio Bonifacci e dal regista Luca Miniero che hanno ambientato questo viaggio tra i pregiudizi e i luoghi comuni del nord nel quartiere  Isola di Milano, cercando di fare un «lavoro archeologico per portare alla luce i sentimenti» anche tra i colleghi dell’ufficio postale milanese.

In questo viaggio verso il nord, c’è lo sfondo accennato della crisi economica ma soprattutto quella dei sentimenti: Mattia e Maria (Valentina Lodovini) ai ferri corti poiché vivono ancora con la madre di lui, Alberto con Silvia (Angela Finocchiaro) oramai intollerante alle polveri sottili della città e alle mezze verità di un marito tutto lavoro. Il postino campano, con le sue valige piene di cibo e il giubbotto fendinebbia, si ritrova così assieme al dirigente milanese in una città non semplice, dove dovranno crescere e confrontarsi con le differenze caratteriali e culturali.
Attorno a loro si muovono tutti i personaggi che avevano già allietato il primo capitolo di questa mini saga. Debutta Paolo Rossi nelle vesti dell’integerrimo capo che fa il verso alla produttività nordica ma sopratutto a Marchionne. «Volevo fare Brunetta ma poi mi è uscito Marchionne. Il secondo giorno di lavorazione mi vesto con il cachemire, il Rolex e entro da solo nel grattacielo Pirelli. C'era una manifestazione organizzata dalla Fiom: non mi hanno riconosciuto. Su come mi hanno guardato ho costruito il personaggio». Si aggiunge poi Emma che cantaMaledetto quel giorno e la sigla finale, Nel blu dipinto di Blu: si dice fortunata per aver avuto la possibilità di passare un giorno sul set del film, fa una dichiarazione d’amore al sud e alle donne meridionali che hanno una marcia in più.

Quella che servirebbe anche al film che nella seconda parte si perde, lascia spazio ad un esagerato buonismo e a soluzioni troppo scontate. Nei 110 minuti di Benvenuti al Nord si ride a tratti, si sorride molto grazie alle capacità dei tre attori principali, Bisio – Finocchiaro - Siani, affiatati e forti del loro mestiere mentre alla Lodovini viene lasciato un ruolo marginale, supportato dalla prorompente fisicità. Forse ha ragione Pupi Avati che ad inizio gennaio aveva sottolineato come la commedia sia diventata un obbligo e che inizi ad accusare segni di stanchezza. Chapeau maestro.

Grasse e Felici



Il progetto fotografico nato da un’idea di Barbara Dardanelli e dalla macchina fotografica di Nicole Nesti, Grasse!, lascia pochi dubbi. 
Foto in bianco e nero di donne curvy, come si dice oggi, che non hanno paura di mostrare la loro femminilità burrosa, quella un tempo esaltata anche dal cinema. Ne sono felici e ne vanno orgogliose.
L’idea, come spesso accade, nasce per scherzo, ammettono le due autrici. Nicole cercava un soggetto per un progetto fotografico, voleva presentarne uno per accedere a dei master. Barbara, che ha sempre amato farsi fotografare, lancia l’amo «secondo me ci sono molto ragazze cicciottelle come me, che non hanno la possibilità di farsi fotografare, anche perché rappresentano un target che non interessa. Poi magari riusciamo a mandare un messaggio importante».


All’inizio non è stato semplice trovare delle ragazze disposte a farsi fotografare, si vergognavano. Poi la rete ha fatto la sua parte continua Barbara «Nasce così l’idea di aggiungere un impatto comunicativo, via internet e quindi Facebook (e poi Twitter n.d.r.). E così i media hanno ripreso l’idea e anche le ragazze che fino ad allora si vergognavano sono uscite dal guscio».

Su You Tube ci sono dei backstage molto divertenti delle sessioni fotografiche. Chi sono queste donne che partecipano al progetto?
«Sono donne che ci hanno contattato via Facebook. Non sono modelle per taglie forte, fanno altro nella vita. Tutte, anche quelle più spavalde, hanno un momento di imbarazzo davanti alla macchina fotografica: molte non si facevano fotografare a figura intera da anni. Cerchiamo sempre di metterle a loro agio. Il fatto di essere tutte donne aiuta così come il fatto che anche io sia cicciottella. Ci piace farci raccontare prima dello shooting la loro storia, cosa fanno nella vita, quali sono i loro hobby, come vivono quello che per alcune è un problema. Lì si intuisce che tipo di persona si ha davanti». Come aggiunge Nicole «sono loro poi che scelgono come farsi fotografare, se nude o meno. Devono sentirsi libere».

La televisione gioca un ruolo importante nella diffusione di alcuni modelli estetici ed è ancora difficile vedere donne burrose anche su molte riviste patinate. Barbara cosa non vorresti più vedere in tv?
«Sicuramente le persone grasse affiancate a un dietologo o un nutrizionista: se in tv c’è una persona con un peso in eccesso accanto c’è quasi sempre una di queste due figure in quanto vengono chiamate solo in relazione al loro peso, un messaggio deleterio. Vorrei invece vedere più ragazze normali, non necessariamente una taglia 42 ma anche una 46, una 48 e perché no anche una 50. Mi piace sempre ricordare che Federico Fellini ha fatto della donna mediterranea un mito. Se poi parliamo della patologia quella la combattiamo, l’eccesso è sbagliato sempre. Spesso però si tende a dire che una persona è oggi giorno è obesa quando non lo è, quando ha qualche chilo di troppo».

Parliamo ancora di televisione. Esiste una differenza tra i programmi in onda nelle reti italiane e quelli in alcuni paesi esteri, nel modo di affrontare l’argomento del così detto ben vestire?
«Assolutamente si. E’ molto facile vedere ragazze grasse o comunque in carne in programmi soprattutto americani dove è innegabile che ci sia un alto tasso di obesità. Da loro in problema è stato sdoganato: anche le donne grasse possono vestirsi bene e con dei colori sgargianti. In Europa, ad eccezione dell’Inghilterra, questo aspetto non invece è stato affrontato. Anche io, per trovare dei vestiti, spesso mi rivolgo a dei negozi on line stranieri. Il problema è avere gli strumenti per poterlo fare: in Italia per una ragazza che magari ha qualche chilo di troppo, vestirsi carina e femminile è un problema. Nei negozi per taglie forti, magari di marca, gli abiti costano molto e sono spesso inaccessibili. Non resta che ripiegare nei negozi per taglie forti che però ti coprono».

State facendo rete anche con realtà estere grazie ad internet?
«Sono uscite numerose notizie sui blog inglesi, americani, francesi, e anche brasiliani. I blog di ragazze curvy stranieri sono nettamente superiori rispetto a quelli italiani: c’è meno vergogna nel mostrarsi, più consapevolezza, il problema è già stato sdoganato da tempo. Hanno apprezzato l’idea e le foto di Nicole che hanno trovato molto eleganti, delle vere e proprie foto di moda. Volevamo allontanarci dagli stereotipi che di solito si accostano alle persone grasse. Il primo è che sono molto simpatiche e non volevamo fare le simpaticone a tutti i costi. Il secondo che sono persone molto tristi. Nicole è riuscita a dare un’immagine di moda e di eleganza con la sua sensibilità».

Nella moda da qualche anno si inizia a parlare delle modelle oversize tanto che anche Vogue Italia ha inaugurato una sezione curvy sul proprio sito. Questo progetto arriva in un momento in cui c’è veramente bisogno di parlare del corpo e della necessità di non essere ossessionata dal chiletto in più?
«Vogue è stato uno dei primi siti che ha pubblicato foto di donne burrose. Il problema non è solo parlarne ma anche nei fatti è necessario che le cose cambino davvero. Mi sembra ancora che si parli di questi argomenti perché se ne deve parlare parlarne. Finché non cambia lo stereotipo, e ci vorrà ancora molto tempo, cambierà ben poco. Abbiamo voluto fare questo progetto per ritagliarci nella nicchia un angolo dove potersi sentirsi a proprio agio e secondo me era utile».

Esistono dei modelli, anche di fama internazionale, che portano avanti questo messaggio: amiamoci perché siamo belle?
«Non mi viene in mente nessuno e questo è abbastanza sconcertante. Al dì la di qualche cantante straniera come Beth Ditto dei The Gossip che si è fatta fotografare più volte nuda ma per magari più per un fatto di provocazione, non mi viene in mente nessuna che abbia lanciato questo messaggio con orgoglio».

Qualche mese fa attrici come Kate Winslet e Emma Thompson hanno iniziato a dire no ai ritocchi e al botulino. Un primo piccolo passo verso l’accettazione di quello che oggi viene considerata imperfezione?
«Sono comunque tutte attrici  che hanno fatto un loro percorso, che sono oramai donne. Bisognerebbe riuscire a cambiare la mentalità dei modelli che passano alle generazioni più giovani. Lì andrebbe fatto il lavoro più importante».

La scuola quindi potrebbe essere un luogo in cui far arrivare il vostro messaggio?
«Assolutamente sì e non sarebbe il solo: tutto ciò che è discriminazione dovrebbe essere trattato a scuola. Essere grassi a quell’età è un fattore di discriminazione per tanti aspetti. Ricordo che non troppo tempo fa una ragazza non era stata fatta entrare in un locale perché grassa. La discriminante c’è ed è molto forte».

Tu sei mai stata vittima di bullismo?
«Io no, forse anche per questo ho sempre vissuto quei chili in più con leggerezza. Attraverso questo progetto ho conosciuto invece ragazze che hanno sofferto molto per il fatto di essere in sovrappeso: loro stesse non si accettavano anche perché vedevano negli occhi degli altri la non accettazione della propria persona. Un argomento che vorrei sottolineare riguarda anche il ragazzo cicciottello che a scuola non credo abbia vita facile».

La rete è in fermento, quali le prossime iniziative?
«Il progetto non si ferma qui: da settembre diventerà una mostra itinerante per l’Italia. Cerchiamo anche di rinnovarci grazie anche alle idee che arrivano dalla pagina Facebook e da chi si fa fotografare. Ci piace pensare a Grasse! come ad un working progress, una vera e propria comunità che inizia a camminare da sola».

Si vocifera di un flash mob ma Barbara e Nicole non svelano molto.
«Possiamo solo dire che sarà a Milano a febbraio. Seguiteci e saprete di più».