martedì 8 marzo 2011

DONNE: NUMERI POCO LUSINGHIERI


Se l’Italia non è un paese per giovani non lo è nemmeno per le donne con le quali ha un rapporto molto particolare. I numeri lo dimostrano.
La classe politica da circa un anno deve trovare il tempo, e la giusta collocazione nel calendario dei lavori, per approvare una legge creata per l’altra metà del cielo: la graduale quanto lenta introduzione di una quota rosa nei vertici delle società quotate e di quelle pubbliche partecipate. Si partirebbe da un invisibile 10% fino ad arrivare ad un 30% tra 10 anni. L’obiettivo per i 27 stati membri dell’Unione europea è invece fissato su altri ritmi: almeno il 30% entro il 2015 e il 40% nel 2020. 
E’ stata la Norvegia per prima ad aver riconosciuto la parità sessuale nel mondo le lavoro contemporaneo. Nel 2003 per legge venne stabilito che i Cda dovevano essere composti dal 40% di donne entro il 2009. Ad oggi la compresenza femminile è percepita come naturale e supera il 44%. Recentemente diversi governi hanno deciso di seguirne l’esempio fissando come traguardo il biennio 2015-2017. L’esecutivo di Zapatero è stato tra  i primi a muoversi in questa direzione: la presenza femminile nei Cda, ad oggi cresciuta al 10%, deve arrivare al 40% entro il 2015. La Francia di Sarkozy ha stabilito il 2017 come data per la rivoluzione. Il dibattito è in corso invece in Germania e in Gran Bretagna.
Le donne in politica? In Parlamento rappresentano il 17% dei politici. Secondo i dati del rapporto Le donne nelle istituzioni rappresentative dell'Italia Repubblicana: una ricognizione storica e critica, in nostro paese è al 54esimo posto nel mondo, al 24esimo in Europa. Al vertice della classifica la Finlandia dove la parità dei sessi è una realtà. Peggio di noi Malta se questo ci può consolare. 
Ciò di cui non si discute seriamente in Italia è di come introdurre efficacemente le donne nel mondo del lavoro, soprattutto le più giovani, anche in posizioni non manageriali. Come rivela la puntuale ricerca dell’Istat, che riguarda 3milioni e 855mila donne fra i 18 e i 29 anni, il 71,4% vive con i genitori soprattutto nel Sud: il costo della vita, rispetto a quanto guadagnato è eccessivo, non trovano lavoro e molte hanno smesso di cercarlo. La disoccupazione giovanile, che recentemente è salita al 29%, riguarda 1milione e 153mila donne in questa fascia d’età ovvero il 21,1% contro il 18,4% di quello maschile. Chi invece ha un impiego, svolge mansioni non adeguate al titolo di studio. Il contratto? In genere a tempo determinato o part time. 
I dati peggiori e in costante aumento riguardano il numero delle vittime uccise per mano di mariti e ex compagni, incapaci di considerare le donne non come loro proprietà privata.  Solo nel 2010 sono state ben 127 le vittime dei delitti passionali, il 6,7% in più rispetto all’anno precedente. La maggior parte dei casi parliamo di italiane (78%) uccise sopratutto da connazionali (79%). Uno studio dell’Eurispes snocciola altre cifre relative al biennio 2009-2010. Il movente è principalmente passionale così come l’incapacità di accettare un abbandono da parte della propria compagna. L’istituto parla di omicidi domestici122 nel 2009 e 113 nel 2010, perpetrati da parenti e familiari, e degli omicidi di relazione25 nel 2009 e 32 nel 2010, soprattutto per mano degli ex: mariti, fidanzati o amanti.
Oggi si festeggi pure, sventolando le cangianti mimose, nel centenario della Giornata internazionale della donna celebrata la prima volta in Austria, Danimarca, Francia, Germania e Svizzera. Si ricordano la vittime dell’incendio della fabbrica Triangle, avvenuto a New York il 25 marzo 1911, che causò la morte di 146 persone per la maggior parte giovani operaie di origine italiana e dell'est europeo. Si commemorano le contadine e operaie che manifestarono a San Pietroburgo nel 1917 contro lo Zar innescando il via alla rivoluzione.
Non scordiamoci però le conquiste che ancora ci attendono sono ancora lontane. Le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fotografano bene la realtà dei fatti: la parità dei sessi è ancora lontana ma soprattutto bisogna dire no all’immagine della donna oggetto. Il primo no deve venire da noi.



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