Per i fan della serie è il regalo più atteso. Per chi fino ad ora non ha seguitonemmeno un episodio della serie televisiva Boris e della sgangherata troupe guidata da René Ferretti, un’occasione per vedere un film corale ben scritto, ben diretto e recitato egregiamente da tutti gli interpreti. 320 le copie distribuite, 108 i minuti di questo gioiellino prodotto da Rai Cinema e dalla Wildeside di Lorenzo Mieli per parlare della società italiana alla deriva attraverso la metafora del cinema e dei compromessi necessari per realizzare un film.
I tre autori e registi del film, Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, non risparmiano nessuno e s'intuisce fin da subito che la qualità non è perseguibile. Le prime immagini vedono Stanis La Rochelle (un Pietro Sermonti in grande spolvero) nei panni de Il giovane Ratzinger che esulta e corre felice in un prato fiorito alla notizia di un vaccino miracoloso.
Ma, la "rituale incazzatura" di René, interpretato da un magistrale Francesco Pannofino, mette la parola fine delle riprese. Dice basta alla "merda" prodotta fino a quel momento e pone così fine all’ennesima fiction senza senso. Dopo mesi di riflessione, mentre la troupe storica è disperata perché senza lavoro, arriva una grande opportunità: il cinema impegnato. Sergio (Alberto Di Stasio) ha infatti acquistato i diritti del libro La Casta scritto da Stella e Rizzo. Un sogno che si avvera, pensa René. Poter realizzare un film d’autore, sullo stile di Gomorra: in realtà è l’inizio della fine.
Si passa così in rassegna un mondo solo all’apparenza splendente, quello del cinema; in relatà, il grande schermo viene vissuto come una sorta di retrocessione nella carriera del "personaggio" di turno. Lo sintetizzano bene le battute di Diego Lopez (Antonio Catania) declassato ai piani polverosi dell’area cinema dell’azienda: “Dopo la sezione cinema c’è la radio. Dopo la radio c’è la morte”. E ancora le parole di un serioso Ferretti “La nostra casa è la televisione. E’ come la mafia: non se ne esce se non da morti”.
Si prende in giro la cultura, saldamente nelle mani degli intellettuali radical chic, le attrici che bisbigliano alla Margherita Buy e che con il loro timido modo di imporsi fanno il cosiddetto bello e cattivo tempo. C’è poi la politica, la corruzione, la carriera di giovani quanto incapaci attrici che hanno nell’elezione all’Europarlamento una normale estensione di quella precedentemente intrapresa.
Ci sono poi i cinepanettoni, l’immancabile trio di gli sceneggiatori incapaci, costosi e schiavisti, ed ovviamente i precari del settore. Personaggio simbolo della categoria è lo "stagista parlante" Alessandro, Alessandro Tiberi, diventato l’ombra dell’amata Arianna (Caterina Guzzanti) a sua volta assistente e spalla del regista René.
I fan della prima ora non troveranno alcune delle frasi tormentone della serie, ma potranno ridere alle battute dei loro beniamini. Per chi, invece, si avvicinerà per la prima volta al mondo di Boris sarà un viaggio surreale, veritiero, ma dal sapore agrodolce nel mondo del cinema.
Alessia FedeleThe week
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