giovedì 31 marzo 2011

Amanda Lear torna a condurre: non è mai troppo tardi


Rai2 è sempre stata definita come la rete giovanilistica tra i tre principali canali di Viale Mazzini. Allora perché far condurre un programma à la Lucarelli proprio adAmanda Lear?
Dal 2 maggio la bionda 72enne presenterà Delitti Rock, un ciclo di dieci appuntamenti per raccontare, ma sopratutto indagare circa la vita, gli eccessi e la scomparsa, a volte misteriosa quanto prematura, delle celebrità della musica. John Lennon, Michael Jackson, Elvis Presley, Jim Morrison, Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Sid Vicious dei Sex Pistols (Sid & Nancy), Brian Jones dei Rolling Stones, Janis Joplin e Luigi Tenco i protagonisti della monografie in salsa crime.
Una vera e propria ispirazione al maestro del genere, Carlo Lucarelli, che su Radio DeeJay prima e suDeeJay Tv poi, ha condotto Dee Giallo: il racconto in musica e parole, sopratutto di testimoni e amici, della tragica quanto inaspettata scomparsa del cantante di turno. 
Rai 2 si è però voluta distinguere, puntanto subito sui giovani. Di un tempo. Il primo nome ipotizzato era stato quello del giallista Giorgio Faletti, classe 1950. Si era pensato anche a Morgan ma anche in questo caso si è levata la fumata nera: classe 1972, troppo giovane ci viene da ipotizzare.
Non resta altro che puntare più in alto: ci vuole molta autorevolezza in questi casi, conoscenza della musica e dei musicisti. Il primo nome che salta alla mente non può che essere quello di Amanda Learclasse 1939, che vive in Francia e che non vediamo in tv, anche come ospite, da diverso tempo.
Mi fa piacere tornare in Italia con una trasmissione che esce dai soliti schemi”, ha commentato la Lear, ”Potrò sfruttare il mio talento da attrice e raccontare storie di personaggi che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, come Lennon e Hendrix, cosi’ come ho incrociato i Rolling Stones e i Beatles". Ha concluso con una riflessione "Sono stata innamorata della musica già da bambina e in generale sono sempre stata attratta dal mondo ribelle e spericolato del rock, anche se spesso i suoi protagonisti hanno avuto una fine disastrosa.E oggi, quando vedo Mick Jagger che fa la vita da miliardario, rimpiango i rockettari arrabbiati di una volta”.
Eh sì cara Amanda, i tempi cambiano!
Alessia Fedele

martedì 29 marzo 2011

Simona Ventura, concorrente di se stessa

Simona Ventura è diventata concorrente di se stessa. E' approdata all'Isola dei Famosi 8 buttandosi dall'elicottero come da tradizione del programma.
Se ne parlava da giorni di questo suo arrivo avventuroso sull'isola equadorena: come promesso la coraggiosaSuper Simo ha raccolto tutte le sue forze per cercare di aiutare il programma negli ascolti.
Senza il trucco che nasconde le occhiaie arancioni, senza le luci che levigano il suo tirato volto, in calzoncini e con indosso un cicciotto giubotto salvagente è salita sul verde elicottero in costante collegamento con il prode Nicola Savino da Milano. 
Sottofondo costante alle battute del presentatore per una sera e ai timori pre lancio della Simona nazionale le voci, di supporto, delle opinioniste fisse Alba Parietti eVladimir Luxuria. Quest'ultima devota a vita a San Simona di Rai2.
Conto alla rovescia, ultime preghiere anti panico e Simona si tuffa in mare aperto, mentre l'elicottero si allontana. 



Finisce tutto così? Beh no. Come consuetudine, al panico e al tuffo segue una bella nuotata fino alla spiaggia. Un pò in stile delfino, un pò in stile libero ed eccola arrancare fino all'isola dove si accascia nella sabbia, avvolta nella sia maglietta zuppa di acqua marina. Fasciata da un costume non adatto al suo generoso punto vita e strizzata in un paio di celesti pantalonicini di paillettes, la Ventura si cala nei panni di una vera naufraga e si cimenta in diverse prove. La prima? Pulire un pesce precedentemente svuotato delle interiora.

E' pur sempre la regina e conduttrice del programma, non può mica soffrire come i suoi naufraghi. Loro cercano la notorietà perdute, lei gli ascolti di un tempo. Che sia questa l'ultima spiaggia per tutti loro?

Alessia Fedele
The Week



Boris, si ride anche al cinema

Per i fan della serie è il regalo più atteso. Per chi fino ad ora non ha seguitonemmeno un episodio della serie televisiva Boris e della sgangherata troupe guidata da René Ferretti, un’occasione per vedere un film corale ben scritto, ben diretto e recitato egregiamente da tutti gli interpreti. 320 le copie distribuite, 108 i minuti di questo gioiellino prodotto da Rai Cinema e dalla Wildeside di Lorenzo Mieli per parlare della società italiana alla deriva attraverso la metafora del cinema e dei compromessi necessari per realizzare un film. 


I tre autori e registi del film, Giacomo CiarrapicoMattia Torre e Luca Vendruscolo, non risparmiano nessuno e s'intuisce fin da subito che la qualità non è perseguibile. Le prime immagini vedono Stanis La Rochelle (un Pietro Sermonti in grande spolvero) nei panni de Il giovane Ratzinger che esulta e corre felice in un prato fiorito alla notizia di un vaccino miracoloso.
Ma, la "rituale incazzatura" di René, interpretato da un magistrale Francesco Pannofino, mette la parola fine delle riprese. Dice basta alla "merda" prodotta fino a quel momento e pone così fine all’ennesima fiction senza senso. Dopo mesi di riflessione, mentre la troupe storica è disperata perché senza lavoro, arriva una grande opportunità: il cinema impegnato. Sergio (Alberto Di Stasio) ha infatti acquistato i diritti del libro La Casta scritto da Stella e Rizzo. Un sogno che si avvera, pensa René. Poter realizzare un film d’autore, sullo stile di Gomorra: in realtà è l’inizio della fine.
Si passa così in rassegna un mondo solo all’apparenza splendente, quello del cinema; in relatà, il grande schermo viene vissuto come una sorta di retrocessione nella carriera del "personaggio" di turno. Lo sintetizzano bene le battute di Diego Lopez (Antonio Catania) declassato ai piani polverosi dell’area cinema dell’azienda: “Dopo la sezione cinema c’è la radio. Dopo la radio c’è la morte”. E ancora le parole di un serioso Ferretti “La nostra casa è la televisione. E’ come la mafia: non se ne esce se non da morti”.
Si prende in giro la cultura, saldamente nelle mani degli intellettuali radical chic, le attrici che bisbigliano alla Margherita Buy e che con il loro timido modo di imporsi fanno il cosiddetto bello e cattivo tempo. C’è poi la politica, la corruzione, la carriera di giovani quanto incapaci attrici che hanno nell’elezione all’Europarlamento una normale estensione di quella precedentemente intrapresa. 


Ci sono poi i cinepanettoni, l’immancabile trio di gli sceneggiatori incapaci, costosi e schiavisti, ed ovviamente i precari del settore. Personaggio simbolo della categoria è lo "stagista parlante" Alessandro, Alessandro Tiberi, diventato l’ombra dell’amata Arianna (Caterina Guzzanti) a sua volta assistente e spalla del regista René.


I fan della prima ora non troveranno alcune delle frasi tormentone della serie, ma potranno ridere alle battute dei loro beniamini. Per chi, invece, si avvicinerà per la prima volta al mondo di Boris sarà un viaggio surreale, veritiero, ma dal sapore agrodolce nel mondo del cinema. 


Alessia FedeleThe week

venerdì 25 marzo 2011

Burlesque: come far spogilare una donna col sorriso

Chi inventò il burlesque era un genio: da anni le donne si spogliano col sorriso perché sono delle artiste e decidono loro cosa fare sul palco. Sopratutto senza banconote che spuntino dagli slip.
Il mistero avvolge la nascita di questo genere: si parla di vaudeville, genere teatrale francese di fine settecento, chi di una forma di teatro inglese nel periodo vittoriano poi importato negli Stati Uniti. Fatto sta che in tutti questi decenni il genere ne ha fatta di strada facendo la fortuna di alcune donne fatali. Un nome su tutte, Heather Renée Sweet ovvero Dita Von Theese, diva del genere che vanta nel curriculum un lungo fidanzamento con il reverendo della musica Marilyn Manson.
Sky ha seguito la moda del momento (tanto che le creazioni degli stilisti non solo di intimo rubano dagli armadi di queste artiste) e ha unito il tutto all'altro trend televisivo: il talent. Da qui il passo è breve alla nascita del programma Lady Burlesque che questa sera fa il suo esordio in prima serata, alle 21 su Sky Uno presentato dall'attore Giampaolo Morelli. 
Dieci serate per decidere chi tra le 18 finaliste, selezionate dopo un workshop di diverse settimane tenuto da Dixie Ramone, ha le carte in regola per diventare la nuova diva del burlesque Italiano. Nella giuria siedono Eve La Plume, tra le più note performer italiane, Alessandro Casella, che ha fatto delMicca Club il regno di questo septtacolo e l'esperto di spettacolo e musica Dario Salvatori. Ospiti d'onore di questa prima serata sono Rossy de Palma, attrice feticcio di Pedro Almodovar, e la perfromer internazionale Clotilde Courau. La giuria è invece affidata a Jocelyn.
E' vero, non ci troviamo difronte al classico spogliarello sguaiato dei night americani che tutti associamo a questo termine. Viene dedicata molta cura alla messa in scena, alla musica d'accompagno, ai movimenti sinuosi, al trucco, ai costumi e all'intimo che ha fatto recuperare dal fondo degli armadi e dei magazzini capi oramai dimenticati. Biusini, reggicalze, piume la fanno da padrona nella riscoperta di una sensualità più sottile rispetto a quella quotidianamente sbattuta in faccia al consumatore medio. Le protagoniste affermano di non spogliarsi per gli uomini, di farlo per ritrovare al propria femminilità ma anche per gioco. Lo dicono anche anche le protegoniste di questo spettacolo che però si toglieranno i vestiti a passi di musica davanti ad un pubblico molto vasto: quello presente in teatro e quello a casa. 


Alessia Fedele

Vanzina, tanta voglia di sequel

Non è una novità che non si inventi nulla così come è bene non buttare via nulla. Vale anche per i clichè quali la Milano da bere e della moda. Un'immagine alla quale Carlo Vanzina deve essere particolarmente legato se prova a proprinarci un ennesimo thriller ambientato nel mondo delle diafane indossatrici.
Esce questo venerdì 25 marzo l'ultimo capitolo, si spera per sempre, di Sotto il vestito niente, l'ultima sfilata. E  mai titolo fu più apprezzato. La trama è molto semplice quanto qualcosa di già sentito mille volte: modelle uccise e un investigatore particolarmente furbo, interpretato da Francesco Montanarti l'ex Libanese di Romanzo Crimianle, che indaga con arguzia. 
Ne avevamo bisogno di questo ennesimo capitolo della saga? Ne hanno bisogno le casse già piene dei fratelli Vanzina grazie ai cine panettoni? Francamente no, nessuno ne sentiva la necessità se non quella di cimentarsi un un genere diverso dalla paccottiglia delle pellicole natalizie. 
Allora diciamo ai due Vanzina che potevano osare di più considerati i precedenti di questa saga. Il primo, e speravamo unico, Sotto il vestito niente con protagonista la splendida top model danese Renée Simmonsen, uscì nel 1985 nel pieno luccichio della milano modaiola. Venne stroncato dalla critica e dal maestro del genere Horror Dario Argento che invità i due cineasti a non cimentarsi più nel genere.


Si sa che non sempre i consigli vengono ascoltati e infatti nel 1988 esce il secondo capitolo della triste saga diretto però Dario Piana e passato inosservato.
I Vanzina ci riprovano nel 1996 com un altro thriller, Squillo, con Raz Degan nei panni di un improvvisato quanto poco credibile ispettore di polizia. L'incapacità sia di scrittura del genere che di interpretazione, nonostante la bellezza del modello attore israeliano, aprono le porte ad un altro flop. Non è evidentemente abbastanza: ci riprovano con un titolo che speriamo tutti sia profetico, l'ultima sfilata.
Alessia Fedele

giovedì 24 marzo 2011

Protagonisti con Boris


Cresce l'attesa per l'arrivo nelle sale cinematografiche di Boris. Dopo la fortunata tripletta della fuori serie prodotta da Fox, Renè & co si preparano al grande evento incontrando i loro fan per vivere assieme l'emozione del set.
Dal 25 al 27 marzo presso la galleria Alberto Sordi di Roma si terranno dei casting molto particolari: sarà René Ferretti in persona (Francesco Pannofino) a dirigere i lavori. 
I migliori della tre giorni di provini verrano inclusi negli extra del dvd del film. Si inizia venerdì 25 alle 18 per replicare nella giornata di sabato 26 dalle ore 16 in compagnia anche di Arianna (Caterina Guzzanti) Duccio (Ninni Bruschetta) eAlessandro (Alessandro Tiberi). La maratona dei provinati si concluderà nel pomeriggio di domenica 27 marzo.
Per i fan più timidi arriva nelle librerie Feltrinelli il cofanetto Boris 2 - Il ritorno, composto da due dvd e un libro. Le 14 puntate della serie, un ricco backstage e un testo a cura di Enrico Torre con le interviste ai tre autori, Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, un bignami delle migliori battute, una guida agli episodi e la sceneggiatura di tre episodi.
Per i più audaci l'appuntamento è alla Galleria Alberto Sordi, per tutti gli altri è al cinema e in libreria.


lunedì 21 marzo 2011

Simona Ventura: per gli ascolti approda all'isola dai suoi naufraghi

Il tagliando dal chirurgo estetico non è bastato a dare smalto all'ottava edizione dell'Isola dei Famosi.
Simona Ventura è pronta a tutto pur di far tornare a splendere il sole sul suo programma che non riesce a decollare. I Famosi da invitare alla dieta forzata e al teatrino delle male lingue di Rai 2 scarseggiano: si arriva ai derivati ovvero alla categoria dei parenti di. Se questa carta non paga si tenta quella della bella e polemica di turno, Nina Moric: anche in questo caso non si registra la sperata impennata negli ascolti, nonostante la discussione sul lato b della modella croata che fa concorrenza, per labbra, alla Parietti. Si tenta l'ultima carta: Simona Ventura raggiungerà i suoi amati naufraghi nella puntata del 29 marzo. Si butterà come i suoi concorrenti in mare e vestirà i panni della naufraga per un giorno. Un disperato tentativo di far lievitare gli ascolti che quest'anno non vanno oltre i 4 milioni di telespettatori. Un vero e proprio flop considerato il successo delle passate edizioni.

Che sia l'ultima edizione del programma anche per mancanza di VIP da invitare al digiuno collettivo? Forse anche per la Ventura è tempo di rinnovarsi, non solo dal chirurgo estetico.


martedì 8 marzo 2011

DONNE: NUMERI POCO LUSINGHIERI


Se l’Italia non è un paese per giovani non lo è nemmeno per le donne con le quali ha un rapporto molto particolare. I numeri lo dimostrano.
La classe politica da circa un anno deve trovare il tempo, e la giusta collocazione nel calendario dei lavori, per approvare una legge creata per l’altra metà del cielo: la graduale quanto lenta introduzione di una quota rosa nei vertici delle società quotate e di quelle pubbliche partecipate. Si partirebbe da un invisibile 10% fino ad arrivare ad un 30% tra 10 anni. L’obiettivo per i 27 stati membri dell’Unione europea è invece fissato su altri ritmi: almeno il 30% entro il 2015 e il 40% nel 2020. 
E’ stata la Norvegia per prima ad aver riconosciuto la parità sessuale nel mondo le lavoro contemporaneo. Nel 2003 per legge venne stabilito che i Cda dovevano essere composti dal 40% di donne entro il 2009. Ad oggi la compresenza femminile è percepita come naturale e supera il 44%. Recentemente diversi governi hanno deciso di seguirne l’esempio fissando come traguardo il biennio 2015-2017. L’esecutivo di Zapatero è stato tra  i primi a muoversi in questa direzione: la presenza femminile nei Cda, ad oggi cresciuta al 10%, deve arrivare al 40% entro il 2015. La Francia di Sarkozy ha stabilito il 2017 come data per la rivoluzione. Il dibattito è in corso invece in Germania e in Gran Bretagna.
Le donne in politica? In Parlamento rappresentano il 17% dei politici. Secondo i dati del rapporto Le donne nelle istituzioni rappresentative dell'Italia Repubblicana: una ricognizione storica e critica, in nostro paese è al 54esimo posto nel mondo, al 24esimo in Europa. Al vertice della classifica la Finlandia dove la parità dei sessi è una realtà. Peggio di noi Malta se questo ci può consolare. 
Ciò di cui non si discute seriamente in Italia è di come introdurre efficacemente le donne nel mondo del lavoro, soprattutto le più giovani, anche in posizioni non manageriali. Come rivela la puntuale ricerca dell’Istat, che riguarda 3milioni e 855mila donne fra i 18 e i 29 anni, il 71,4% vive con i genitori soprattutto nel Sud: il costo della vita, rispetto a quanto guadagnato è eccessivo, non trovano lavoro e molte hanno smesso di cercarlo. La disoccupazione giovanile, che recentemente è salita al 29%, riguarda 1milione e 153mila donne in questa fascia d’età ovvero il 21,1% contro il 18,4% di quello maschile. Chi invece ha un impiego, svolge mansioni non adeguate al titolo di studio. Il contratto? In genere a tempo determinato o part time. 
I dati peggiori e in costante aumento riguardano il numero delle vittime uccise per mano di mariti e ex compagni, incapaci di considerare le donne non come loro proprietà privata.  Solo nel 2010 sono state ben 127 le vittime dei delitti passionali, il 6,7% in più rispetto all’anno precedente. La maggior parte dei casi parliamo di italiane (78%) uccise sopratutto da connazionali (79%). Uno studio dell’Eurispes snocciola altre cifre relative al biennio 2009-2010. Il movente è principalmente passionale così come l’incapacità di accettare un abbandono da parte della propria compagna. L’istituto parla di omicidi domestici122 nel 2009 e 113 nel 2010, perpetrati da parenti e familiari, e degli omicidi di relazione25 nel 2009 e 32 nel 2010, soprattutto per mano degli ex: mariti, fidanzati o amanti.
Oggi si festeggi pure, sventolando le cangianti mimose, nel centenario della Giornata internazionale della donna celebrata la prima volta in Austria, Danimarca, Francia, Germania e Svizzera. Si ricordano la vittime dell’incendio della fabbrica Triangle, avvenuto a New York il 25 marzo 1911, che causò la morte di 146 persone per la maggior parte giovani operaie di origine italiana e dell'est europeo. Si commemorano le contadine e operaie che manifestarono a San Pietroburgo nel 1917 contro lo Zar innescando il via alla rivoluzione.
Non scordiamoci però le conquiste che ancora ci attendono sono ancora lontane. Le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fotografano bene la realtà dei fatti: la parità dei sessi è ancora lontana ma soprattutto bisogna dire no all’immagine della donna oggetto. Il primo no deve venire da noi.



lunedì 7 marzo 2011

Vecchioni alla corte di Maria

 La musica radical chic si inginocchia alla corte di Maria De Filippi e alla sua crescente egemonia nel settore. Super ospiti della decima finale di Amici sono stati Roberto Vecchioni, che ha duettato con il vincitore Virginio, e Fiorella Mannoia che ha cantato con Annalisa. La signora dalla voce vellutata si è caldamente complimentata con Maria De Filippi "Se la musica in televisione è morta la danza era sepolta: grazie per aver dato a questi ragazzi una possibilità". La Mannoia ha capito da tempo l’appeal dei talent tanto da aver partecipato anche a X Factor e pubblicato un duetto con Noemi.  L’attenzione è invece per le parole di Roberto Vecchioni che proprio a Sanremo aveva scalzato Emma, l’ultima pupilla del talent di Canale 5, facendo esultare l’intellighenzia di sinistra per il trionfo della cultura nel festival della canzone popolar-nazionale per antonomasia. Ha riconosciuto alla trasmissione e alla conduttrice il ruolo fondamentale di ambasciatrice della musica in televisione. Le dice “Brava, è così che si va incontro alla gente: io l'ho capito da poco” ha affermato prima di lasciare il palco.  Un momento inedito, breve quanto incisivo. Un rappresentante della cultura di sinistra, un cantautore applaudito dalla platea radical chic partecipa a quello che viene da loro considerato il peggior programma della televisione degli ultimi anni. Se prima viene celebrato con gli onori come una navigata padrona di casa sa fare, è stato poi Vecchioni a inginocchiarsi metaforicamente all’egemonia di Maria de Filippi e dell’impero mediatico che ha creato in questi anni, riconoscendole pubblicamente un merito che i sostenitori del professore difficilmente riescono a esprimere.  Per la seconda volta il cantautore milanese ha seguito il consiglio della moglie Daria Colombo: il primo fu si di andare a Sanremo e il secondo lo si deduce da un’affermazione rilasciata in un’intervista a Il riformista “La scelta di Roberto di partecipare al Festival è anche un’operazione culturale. La sinistra con la puzza sotto il naso, quella snob e quella dei cantautori “impegnati”, non può più permettersi di stare lontana dalle masse. Non possiamo più lasciare alla destra il festival di Sanremo o Amici.” E così è stato. Un momento di commemorazione della musica nell’unico programma musicale seguito da milioni di telespettatori, dove una voce nuova può cercare di affacciarsi al grande pubblico direttamente attraverso una telecamera. Nell’unico talent dell’era del digitale. Nel solo luogo rimasto dove si producono, a ritmo di fabbrica, serie di cantanti che riescono a portare un flebile segno di vitalità alla discografia italiana, anche se per una sola stagione.  Ed ecco che il 68enne professore fare la corte alla signora De Filippi perché sa bene che lasciare andare la fama, ora che si è tornati alla ribalta in una realtà in cui tutto si consuma e finisce presto, è quanto di più difficile si possa fare. Ed è inoltre il mezzo migliore per ribadire che in Italia il potere, anche culturale è ancora saldamente nelle mani degli over 60.

Vecchioni alla corte di Maria

 La musica radical chic si inginocchia alla corte di Maria De Filippi e alla sua crescente egemonia nel settore. Super ospiti della decima finale di Amici sono stati Roberto Vecchioni, che ha duettato con il vincitore Virginio, e Fiorella Mannoia che ha cantato con Annalisa. La signora dalla voce vellutata si è caldamente complimentata con Maria De Filippi "Se la musica in televisione è morta la danza era sepolta: grazie per aver dato a questi ragazzi una possibilità". La Mannoia ha capito da tempo l’appeal dei talent tanto da aver partecipato anche a X Factor e pubblicato un duetto con Noemi.  L’attenzione è invece per le parole di Roberto Vecchioni che proprio a Sanremo aveva scalzato Emma, l’ultima pupilla del talent di Canale 5, facendo esultare l’intellighenzia di sinistra per il trionfo della cultura nel festival della canzone popolar-nazionale per antonomasia. Ha riconosciuto alla trasmissione e alla conduttrice il ruolo fondamentale di ambasciatrice della musica in televisione. Le dice “Brava, è così che si va in contro alla gente: io l'ho capito da poco” ha affermato prima di lasciare il palco.  Un momento inedito, breve quanto incisivo. Un rappresentante della cultura di sinistra, un cantautore applaudito dalla platea radical chic partecipa a quello che viene da loro considerato il peggior programma della televisione degli ultimi anni. Se prima viene celebrato con gli onori come una navigata padrona di casa sa fare, è stato poi Vecchioni a inginocchiarsi metaforicamente all’egemonia di Maria de Filippi e dell’impero mediatico che ha creato in questi anni, riconoscendole pubblicamente un merito che i sostenitori del professore difficilmente riescono a esprimere.  Per la seconda volta il cantautore milanese ha seguito il consiglio della moglie Daria Colombo: il primo fu si di andare a Sanremo e il secondo lo si deduce da un’affermazione rilasciata in un’intervista a Il riformista “La scelta di Roberto di partecipare al Festival è anche un’operazione culturale. La sinistra con la puzza sotto il naso, quella snob e quella dei cantautori “impegnati”, non può più permettersi di stare lontana dalle masse. Non possiamo più lasciare alla destra il festival di Sanremo o Amici.” E così è stato. Un momento di commemorazione della musica nell’unico programma musicale seguito da milioni di telespettatori, dove una voce nuova può cercare di affacciarsi al grande pubblico direttamente attraverso una telecamera. Nell’unico talent dell’era del digitale. Nel solo luogo rimasto dove si producono, a ritmo di fabbrica, serie di cantanti che riescono a portare un flebile segno di vitalità alla discografia italiana, anche se per una sola stagione.  Ed ecco che il 68enne professore fare la corte alla signora De Filippi perché sa bene che lasciare andare la fama, ora che si è tornati alla ribalta in una realtà in cui tutto si consuma e finisce presto, è quanto di più difficile si possa fare. Ed è inoltre il mezzo migliore per ribadire che in Italia il potere, anche culturale è ancora saldamente nelle mani degli over 60.

mercoledì 2 marzo 2011

Sky, quando vale la pena di pagare per vedere la televisione

Sky si tinge di nero. Da Los Angeles, dopo la notte dorata numero 83 degli Oscar, si torna a parlare di televisione. Andrea Scrosati, vicepresidente di Sky Italia ha parlato di progetti del network satellitare. 
Il progetto di punta è la miniserie di Gomorra12 puntate scritte da Roberto Saviano, autore dell'omonimo libro, e una regia a più mani. In ogni capitolo, verrà esplorata la malavita campana nei suoi diversi apetti, con ampio risalto allo sfondio sociale nel quale si sviluppa e affonda le radici attraverso la sensibilità di chi sarà seduto dietro la macchina da presa. Nella rosa dei nomi anche Stefano Sollimadeus ex machina della fortunata serie Romanzo Criminale. Il cast non è ancora deciso, per ora si sa solo che il progetto verdà la luce nel 2012.
Il crimine e la descrizione della società italiana in alcuni momenti storici e particolari sono il filo conduttore della produzione di Sky che ha in cantiere un altro ambizioso progetto, Faccia d'angelo, in coproduzione con la Goodtime. Elio Germano darà volto e voce a Felice Maniero, il boss della Mala del Brenta, che dettava legge nell'Italia del nord est negli anni 80 e 90, dal cui soprannome trae il titolo la fiction. La regia è affidata ad Andrea Porporati mentre la sceneggiatura è basata sul libro autobiografico Una storia Criminale, (Marsilio editori) pubblicato nel 1997 e scritto dallo stesso boss, col giornalista Andrea Pasqualetto,tornato in libertà il 23 agosto 2010.
Il menù di Sky Italia ha ancora altre proposte, adatte a tutti i palati. Il 17 marzo, in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, su Sky Uno verrà programmata una selezione di cortometragi scelti tra quelli inviati per il concorso indetto dalla piattaforma satellitare. Una giornata dal titolo Buon compleanno Italia per raccontare il paese attraverso le immagini e lo spaccato di vita degli autori dei filmati. Lavoro e integrazione le tematiche principali. Poca invece la politica. Lo stesso canale ospità un altro progetto amizioso: il cartone Adrian, le avventure di un Adriano Celentano in versione animata che affronterà temi quali l'inquinamento, alimentazione e molti altri ancora. 26 le puntate previste che vedono coinvolti Milo Manara per i disegni, Nicola Piovani per le musiche e Vincenzo Cerami per i testi. La grande attesa però è tutta per il ritorno di Corrado Guzzanti che debutterà sul satellite con la sua comicità venata di elegante satira dalla primavera 2011.
Spazio anche alla fiction americana. Il 6 marzo debutta The Buddenbrook tratto dal capolavoro di Thomas Mann. Il 22 il film tv della Hbo You don't know Jack-Il dottor morte diretto da Barry Levinson con Al Pacino tra i protagoinsti. A maggio tutta l'attenzione sarà per il kolossal Moby Dick tratto dal romanzo di Melville, con William Hurt, Ethan Hawke e Donald Sutherland. 
Ciliegina sulla torta è il cinema. Sono nati due nuovi canali in HD, Passion Comedy, che hanno sostituito Sky Cinema Mania e Sky Cinema Italia. Da aprile verrano progressivamente programmati i film vincitori degli Oscar: Toy story 3 andrà in onda ad aprile, The social network tra agosto e settembre mentre The Black SwanIl discorso del re The fighter a dicembre.
Non resta che preparare i pop corn e mettersi comodi davanti alla televisione.