mercoledì 21 dicembre 2011

Pasolini: un caso ancora aperto



Sono passati 36 anni da quella notte tra il 1 e il 2 novembre 1975 quando venne messa la parola fine alla vita diPier Paolo Pasolini.
Il suo cadavere, martoriato, venne ritrovato da una donna alle 6:30 del 2 novembre all’idroscalo di Ostia. Nell’arco di 24 ore il caso venne chiuso: l’unico colpevole della morte dell’intellettuale, reo confesso, era e resta Pino Pelosi.
L’interesse per la figura di Pasolini e per il mistero della sua morte è ancora vivo. Il suo pensiero, ancora molto attuale, desta molta curiosità come ha notato Valter Rizzo, giornalista di Chi l’ha visto? e coautore del libro Nessuna Pietà per Pasolini (Ed. Internazionali Riuniti). Un testo scritto a più mani: insieme all’avvocato Stefano Maccioni, che ha chiesto la riapertura del caso alla Procura di Roma, e alla criminologa Simona Ruffini che ha fornito un prezioso aiuto nella ricostruzione di alcuni passaggi chiave e anche della scena del delitto. Il metodo utilizzato è stato quello investigativo classico: lo studio degli indizi, la loro verifica e l’incrocio dei diversi pezzi del puzzle.
Pasolini era un personaggio scomodo, commenta lo stesso Rizzo, non tanto per cosa sapeva ma per le troppe domande che poneva in un’Italia molto diversa da quella di oggi, quella degli anni 70 «più cupa per molti versi. Era un paese diviso ma sulla base sulle idee, anche molto forti, che arrivarono anche a produrre dei risultati patologici ovvero la drammatica stagione degli anni di piombo. Era un’Italia ancora capace di reagire come fece nel 1978 di fronte al caso Moro. Un’Italia in cui c’era un forte partito comunista, in cui erano ancora in campo la generazione che aveva fatto la resistenza.»
Partiamo dalla notte tra l’1 e il 2 novembre. Come si presentava la scena del crimine?
«Occorre dire, per onestà intellettuale, che in quel periodo non c’era la cultura delle indagini scientifiche. La scena del crimine andava sigillata: furono fatti pochissimi rilievi e venne rapidamente devastata. Addirittura venne permesso a dei ragazzini di giocare a pallone in quell’area.»
Fondamentale per la vostra ricostruzione della scena del crimine fu l’utilizzo del filmato a colori realizzato dal regista Sergio Citti, arrivato all’idroscalo l’indomani del ritrovamento del corpo di Pasolini.
«Citti arrivò all’idroscalo con una sua macchina da presa e girò questo filmato a colori di ottima qualità, recentemente restaurato dalla cineteca nazionale di Bologna. Il filmato evidenzia, ad esempio, una serie di tracce di pneumatici che s’incrociano: non potevano essere solo quelle della macchina di Pasolini. Erano presenti più autovetture. Aveva individuato un percorso che finisce, passando nel punto dove era stato arrotato Pasolini, contro la rete di recinzione dove c’era un paletto di cemento abbattuto: rete e paletti erano stati messi da poco. Fece anche delle simulazioni con l’automobile. Aveva notato una un avvallamento nella rete che combacia con la sagoma di una persona magari scaraventata in quel punto esatto. Tutto questo doveva essere verificato in quel momento. »
Parliamo proprio delle indagini, si chiusero in breve tempo con l’accusa del reo confesso Pino Pelosi.
«In poche ore si definisce il colpevole e si cercano in maniera nevrotica tutte le prove a conferma delle dichiarazioni di colpevolezza di Pelosi quale unico autore del delitto. Per capire il clima nel quale si svolsero le indagini basta leggere le il verbale dell’interrogatorio del 2 novembre, steso nel carcere di Casal Del Marmo attorno alle10 del mattino, al quale partecipa il capo della squadra mobile Ferdinando Masone. Non è ben chiaro perché vi partecipi ne perché fornisca a Pelosi dei dettagli che l’allora 17enne si limitò a confermare. Si capisce però che le indagini dovevano dimostrare una tesi. Quello era un omicidio che doveva essere chiuso in un giorno.»
Viene da chiedersi, quasi d’istinto, se possa essere possibile che nessuna delle persone che vivevano nelle baracche vicino l’idroscalo abbia sentito alcun rumore.
«Abbiamo raccolto delle testimonianze, così come ha fatto recentemente un collega de Il Messaggero. All’epoca svolsero un egregio lavoro Furio Colombo e Oriana Fallaci: tutti ricordavano i rumori, le grida. Parliamo di persone che probabilmente si sono affacciate, hanno visto quello che stava succedendo. Una serie di informazioni che non sono minimamente state prese in considerazione nel corso delle indagini. La sentenza di primo grado, firmata da l giudice Carlo Alfredo Moro, condanna Pelosi per omicidio in concorso con altri soggetti rimasti ignoti. Nella sentenza di appello,il concorso con ignoti sparisce. E da quel momento Pelosi è l’unico colpevole dell’omicidio. E avvalora questa tesi fino a quando non rilascerà l’intervista a Franca Leosini, nel 2005 per la trasmissione Ombre sul giallo, in cui dirà che non ha ucciso Pasolini.»
Pelosi sconta la pena inflittagli. Torna in carcere per altri fatti ma ad oggi è un uomo libero. Nel libro avete posto molta attenzione alle descrizione del linguaggio del copro di questa persona cercando di tracciarne un ritratto.
«Dal nostro libro emergono le contraddizioni della comunicazione non verbale di pelosi, elementi interessanti  per capire il personaggio anche se non hanno rilevanza giuridica. Pelosi  è un mentitore professionista, mente sapendo di mentire e mischia verità e menzogna secondo il metodo tipico della disinformazione. E’ un mistificatore. Con questa storia ci campa ed è indecente. Ricordiamoci bene che è e resta coscientemente complice di chi ha ucciso Pasolini, sa tante cose e non le dice. La deve smettere di chiamare in causa i morti e parlarci dei vivi, di quelli che sono stati i suoi registi. Il suo dovere era quello di auto accusarsi di questo delitto. Chi ha colpito Pasolini era qualcuno che sapeva bene cosa doveva fare. Basta leggere il referto dell’autopsia: è stato massacrato in maniera scientifica, un lavoro fatto bene per mano di picchiatori professionisti che non andavano a caso. Per questo, nel testo, abbiamo dato importanza al racconto dei picchiatori catanesi che facevano su e giù con Roma, che potrebbero essere stati utilizzati. Non erano del giro romano.»
C’è poi il ricordo da parte di Pelosi di una parola dialettale, ovvero jarrusu, che ha destato la vostra curiosità investigativa e vi ha fatto scrivere della pista catanese.
«Pelosi non poteva conoscere quella parola, perché anche nella Sicilia di quegli anni era già abbastanza desueta. Jarrusu è un termine arcaico, il peggiore insulto che si possa fare ad un omosessuale che si vende. Una parola che già negli anni settanta veniva usata dagli anziani, dalle persone dei ceti sotto proletari. Il fatto che lui la pronunci storpiata è importante, gli è rimasto il fonema “arruso”. Una parola che non può essersi inventato.»
Nel frattempo, c’era un’altra persona a Roma che ha portato avanti delle indagini per oltre trent’anni, Silvio Parrello. Un artista individuato tramite l’avvocato Maccioni e che fornirà i nomi non solo dei carrozzieri ai quali sarebbe stata portata la macchina incidentata dopo essere andata a sbattere contro il paletto di cemento all’idroscalo, ma anche quello di Antonio Pinna, anche lui carrozziere misteriosamente scomparso nel 1976, che sarebbe stato presente sulla scena del delitto.
«Lui ci ha dato i nomi dei carrozzieri che non aveva dato a nessuno: Chi l’ha visto? fa vedere per la prima volta Marcello Sperati che ci ha confermato tutto. Esiste questa macchina con quelle caratteristiche e il danno che coinciderebbe col le ipotesi del filmato di Citti.»
Il 3 marzo 2010 il senatore Dell’Utri, nel corso della conferenza stampa di presentazione della XXI edizione del libro antico di Milano annunciò la scoperta di un dattiloscritto di Pasolini contenente Lampi sull’Eni, uno dei capito di Petrolio, romanzo incompiuto. Un testo che però nessuno ha mai visto.
«Dell’Utri è stato ascoltato da Antonio Ingroia, un magistrato molto prudente, intelligente e serio. Il fatto che lui abbia deciso di riunire assieme ad un altro sostituto procuratore aggiunto della procura di Palermo, Sergio Demontis, la riapertura delle indagini di Mattei, di De Mauro e di Pasolini per scoprire se esiste una correlazione tra loro è importante. Il senatore Dell’Utri che dovrebbe spiegare che cosa ha voluto dire con questa storia dell’appunto , se esiste, se l’ha visto e letto, così come se esiste il personaggio che gliel’ha proposto. Mi sembra inverosimile che una persona attenta, un bibliofilo come lui abbia incontrato un mister x che gli ha dato delle carte come queste senza prendere informazioni di alcun tipo. Sono convinto che l’appunto esiste, che il senatore l’ha visto e che ha voluto mandare un segnale a qualcuno. E’ una persona prudente. Gli va rivolto lo stesso appello che ha fatto a Pelosi: dire la verità.»
Esiste davvero la volontà di fare chiarezza attorno all’omicidio di Pasolini?
«Credo ci sia una nuova coscienza in primo luogo di molte istituzioni, in primo luogo della magistratura. Anche la stessa scelta che fa la procura di Roma di riaprire l’indagine su Pasolini mi sembra figlia di una coscienza diversa. Il motivo per cui abbiamo voluto scrivere il libro era dare un contributo, uno stimolo a questo tipo di attività cercando di dare un senso organico alle informazioni n nostro possesso, utilizzabili, qualora si voglia, dagli investigatori.  Credo sarà difficile poter avere un colpevole della morte di Pasolini, è passato troppo tempo ma avere una maggiore chiarezza che ci indichi in maniera definita cos’è successo e il perché, questo sì. Domande alle quali questo paese ha diritto di avere una risposta.»
C’è una frase dello stesso Pasolini che avete voluto riportare all’inizio di un capitolo e che mi ha molto colpito “La morte opera una rapida sintesi della vita passata”.
«All’epoca ne venne fatta una abnorme e devastante, quella di un uomo che andava con i ragazzini. La sintesi su Pasolini la stiamo facendo oggi e si racchiude in una riflessione che mettiamo alla fine del libro: cosa sarebbe stato questo paese se Pasolini avesse potuto continuare a vivere, scrivere, pensar e a parlare. Forse un paese migliore. E’ una persona che ha lasciato un segno talmente profondo, nonostante sia morto poco più che 50enne. La sua morte è paragonabile a quella di Gramsci . Durante il fascismo venne detto “bisogna impedire a questo cervello di funzionare per 20 anni”( l’allora pubblico ministero Isgrò concluse con questa frase la sua requisitoria alla quale seguì il carcere per altrettanti anni n.d.r.), credo sia stato fatto lo stesso ragionamento su Pasolini, era una che faceva domande, ed è quello che tutti gli intellettuali dovrebbero fare a partire dai giornalisti.»

lunedì 5 dicembre 2011

Un pomeriggio con Carla Gozzi



 Avere una stylist a disposizione per un giorno. Inutile negarlo, è il sogno di ogni ragazza di qualunque età. In una persona sola trovi: chi ti ascolta, chi ti guarda, chi ti consiglia, chi ti sostiene, chi ti fa giocare e sperimentare.
La più celebre in questo momento è senza dubbio Carla Gozzi, la platinata protagonista di due trasmissioni di successo del canale Discovery Real TimeMa come ti vesti?, adattamento italiano del longevo e premiato programma della BBC What not to wear, e Shopping Night, entrambe condotte assieme al fido Enzo Miccio.
La incontro a Roma, a due passi da Piazza di Spagna, dove è impegnata in una giornata di consigli per le clienti in un moderno e raffinato negozio monomarca spagnolo. In incognito, mi affido alle sue mani, incuriosita dal personaggio televisivo. E scopro che è una professionista attenta e cortese, molto più di quanto il piccolo schermo riesca a far trasparire per esigenze di copione. Mi dedica un paio d’ore mentre i fashion bloggers romani la seguono e immortalano con le loto stilose macchinette fotografiche dal gusto retrò. La signora Gozzi mi osserva, fa domande mirate per cercare di trovare lo stile più adatto a me. Mi manda al trucco e parrucco, si muove sicura tra gli stand del negozio dove cerca e abbina colori e mise in salsa retrò chich per poi farmi trovare in camerino diverse squisitezze modaiole, azzeccando tutto al primo colpo.
 
Ma chi è questa signora sempre impeccabile nei suoi vestitini bon ton abbinati agli inseparabili tacchi 12 con plateau? Di sicuro una persona che, per sua stessa ammissione, ha capito che la moda sarebbe stato il suo grande amore, molto presto «Fin da piccola, ho sviluppato un acuto senso critico, anche mentre guardavo le mie amiche che vestivano le bambole». Era tutto poco realistico e fuori c’era una mondo di tessuti e forme da scoprire e reinventare. Con il disappunto della famiglia, la caparbia emiliana muove i primi passi in questo mondo grazie al marchio Max Mara, salendo un gradino alla volta: da project manager in rigoroso tailleur d’ordinanza fino a poter lavorare con gli stilisti.
Lasciata l’azienda di Reggio Emilia collabora con diversi importanti couturier, uno su tutti il maestro Ermanno Scervino a Firenze. «Cosa fa un’assistente? In questo caso ascoltavo il mood, l’idea che il maestro aveva e il mio compito era capire come aiutarlo per poter realizzare la collezione cha stava nascendo nella sua mente.» Questo vuol dire cercare ispirazioni, intuire i trend, studiare il mercato ma soprattutto vivere costantemente con la valigia in mano. Grazie alla rete il suo nome circola velocemente tra gli addetti ai lavori, diventato così una delle fashion blogger più quotate e seguite.
Il passo al debutto televisivo con Ma come ti vesti?, e all’incontro con Enzo Miccio, è breve. Il tutto è iniziato per scherzo «Lavoravo ancora in Toscana. Mi hanno contattato per la prima edizione del programma che si gira tutt’ora a Milano. Da subito, con tutte le persone coinvolte, ci siamo dette che dovevamo prima di tutto divertirci, e così è stato, poiché non sapevamo come sarebbe andato l’esperimento». Un successo inaspettato per il format e anche per i due conduttori.
Carla ha un sito che continua ad essere seguito, ha aperto la sua Accademia di Stile itinerante con lezioni dedicate anche anche allo stile dei bambini, fetta di mercato che non conosce crisi. Continua la sua attività di style coaching anche con le agenzie di incontri per single aiutandoli a scegliere lo stile giusto. Ma come sono le donne italiane? «Entro ai 30 anni le donne si concentrano molto sulla carriera. Arrivano poi ai 40, diventano magari mamme ed ecco che molto spesso negano la propria femminilità. C’è chi prova a stravolgersi ma sbaglia o chi sta ferma. Le donne migliori sono quelle che hanno superato i 40 anni, che hanno acquisito una maggiore sicurezza e che hanno molta voglia di giocare e si sentono più sicure di osare».
Qual è il più grande regalo che una donna dovrebbe farsi?
«Senza dubbio l’autostima, facendo le cose che si amano e che inducono al sorriso. Non c’è regalo più grande».
Ma gli uomini chiedono aiuto?
«Certo. Sono generalmente dei 30/40enni in carriera, che mi chiamano perché devono scegliere il giusto outfit per una riunione importante magari anche in ambito internazionale, o anche dei single che cercano lo stile più giusto per loro»
E poi, dopo che tutte queste persone sono state rimesse a nuovo?
«Li rivedo nel tempo, ci scriviamo delle mail anche per dei consigli last minute»
Ma Carla Gozzi, riesce  scendere dai tacchi almeno a casa?
«Vivo in campagna con il mio compagno [il medico newyorkese Richard Bryan n.d.r.] e i nostri quattro cani. Gli amici mi prendono proprio per i tacchi poiché a casa sono sempre con scarpe basse e vestiti più comodi ma questo non vuol dire che non siano alla moda».
Non poteva mancare un saluto al direttore Mario Adinolfi

Si ingrazia lo store Hoss Intropia per lo spazio concesso all'intervista e alcune delle foto pubblicate



mercoledì 20 aprile 2011

Happy days in tribunale



Erano la famiglia simbolo dei buoni sentimenti nell'America del boom economico. Le storie deiCunnigham e degli amici di Richie, Ron Howard, hanno prima allietato il pubblico americano con oltre 250 episodi dal 14 gennaio 1974 all'8 maggio 1984. Happy Days fu un successo planetario sancito anche dal merchandising che ha invaso il mercato: cartoni animati, magliette, biglietti di auguri, porta vivande, raccolte di dvd fino alle slot machines introdotte con successo nel 2008 a Las Vegas. Sono solo alcuni degli oggetti che ha reso portatile la famiglia americana per eccellenza che si è però vista privare di ingenti guadagni.
Sono infatti 40 milioni di dollari chiesti come risarcimento al network CBS, oltre alle spese legali, da parte di Marion Ross, la signora Cunnigham, Erin Moran, sua figlia nella finzione, la  famiglia dello scomparso Tom Bosley, il signor Cunningham, Don Most e Anson Williams, rispettivamente Ralph e Potsie, gli amici sfigati di Richie.
Il contratto con la Paramount Television, assorbita dalla CBS nel 2004, prevedeva che una percentuale degli introiti del merchandasing, con le voci o le immagini degli attori, venisse addebitata nei rispettivi conti corrente. Il 5% per l'immagine del singolo attore; il 2,5% per quella di gruppo.
Un comunicato stampa diffuso dal network americano rende noto che verrà corrisposto ad ogni singolo attore un risarcimento tra gli 8,500 e i 9,000$ relativi sopratutto alle entrate delle slot machine. Ben lontano dalle somme chiede dagli attori che negli anni non hanno più ottenuto il successo, e i compensi, dei lontani giorni felici.
Estranei alla vicenda sono invece Hanry Winkler, alias Fonzie, e Ron Howard che in qualità di regista di strada ne ha fatta davvero molta.

Alessia Fedele
The Week

martedì 19 aprile 2011

GF11: finale da record








E' il 32enne Andrea Cocco il vincitore dell'undicesima edizione del Grande Fratello. 300 mila euro vengono così assegnati al modello e pr italo-giapponese che ha resistito per sei settimane nella casa di Cinecittà. E' stato un vero e proprio testa a testa con il vincitore morale, per dirla alla Signorini, Ferdinando Giordano, il salernitano figlio di un boss della camorra scomparso quando il concorrente aveva  otto anni. 51% il primo contro il 49% del secondo.

Il pubblico ha premiato il concorrente più normale della casa: generalmente pacato, amico di tutti i 34 concorrenti di quest'anno, dal cuore fragile. Nel corso della 20esima settimana viene a sapere che la fidanzata Szilvia aveva già un altro amore. Incredulità, lacrime e dopo qualche settimana l'amore con la coinquilina Margherita Zanatta, a sua volta single dopo il naufragio della storia d'amore con l'altro ex reclusoNando Colelli. E' stata forse questa girandola di amori tra reclusi e rifiutati la chiave che ha permesso al ragazzo di conquistare definitivamente il pubblico.

Si conclude così l'edizione record del programma che testimonia come il reality non sia morto, almeno su Canale 5. Sei le settimane di programmazione con una media di oltre 5 milioni di affezionati telespettatori che, per questa attesa finale, sono addirittura aumentati: ben 6.622.000 i curiosi sintonizzati sulla rete Mediaset.

Ed ora? Per i concorrenti più noti del Grande Fratello ci sarà il solito tam tam di apparizioni televisive e in discoteca. Per il programma si sta già pensansdo alla  dodicesima edizione che potrebbe iniziare in autunno. Totonome sulla conduzione, parrebbe sempre al femminile. Alessia Marcuzzi sarà impegnata a fare la mamma della bambina che aspetta dal fidanzato Francesco Facchinetti. La scelta sarebbe tra Barbara D'Urso, che sostituirebbe così la sua sostituta dal 2006, Rita Dalla Chiesa e Simona Ventura che in diverse occasioni è ricomparsa su Canale 5 in versione di ospite. Almeno per ora.

Alessia Fedele
The Week

martedì 5 aprile 2011

Isola 8 e il tuffo del principe

Gli ascolti fanno paura, è cosa indubbia per chi fa televisione. Diciamolo, sono un incubo. Lo sa beneSimona Ventura che la scorsa settimana, per dare nuova vita a questa ottava soporifera Isola dei famosi, è dovuta volare dall'altro capo del mondo per tuffarsi come un naufrago qualunque

Il pubblico davanti alla televisione per seguire il chiacchierato tuffo della disperazione è in effetti lievitato: dagli abituali 3 milioni e mezzo (14% di share) ai 5.175.000 di appassionati o sadici della passata settimana (20,3%).
Super Simo, tornata negli studi milanesi di Rai2, è stata accolta come una regina da Nicola Savino e dalle amiche Alba Parietti e Vladimir Luxuria. Forse anche per lo splendore ritrovato: capello vaporoso, trucco miracoloso e il lungo vestito nero tempestato da una cascata di paillettes. Snellire con brio!


Al suo posto arriva Emanuele Filiberto di Savoia che all'amica e Sirenetta di chivasso non riesce a dire di no. Così come non riesce a dirlo alle telecamere e al mondo dello spettacolo. Non è ancora disperato come i naufraghi del caso, ma non è detto che una comparsata come questa non porti qualche altro programma e la relativa visibilità. D'altronde quest'anno non ha nemmeno preso parte al Festival di Sanremo!

Prima di partire una prova, ovvero l'ingurgito di frittura mista di  formiche, occhi di pesce e simili leccornie da vero naufrago.





Il principe è pronto a partire, tuffarsi e ad affrontare la prova della pulitura del pesce, la stessa vinta egregiamente dalla conduttrice la settimana precedente.



Copione vincente non si cambia. Sarà forse scaramanzia ma con gli ascolti non si scherza. Mai.

giovedì 31 marzo 2011

Amanda Lear torna a condurre: non è mai troppo tardi


Rai2 è sempre stata definita come la rete giovanilistica tra i tre principali canali di Viale Mazzini. Allora perché far condurre un programma à la Lucarelli proprio adAmanda Lear?
Dal 2 maggio la bionda 72enne presenterà Delitti Rock, un ciclo di dieci appuntamenti per raccontare, ma sopratutto indagare circa la vita, gli eccessi e la scomparsa, a volte misteriosa quanto prematura, delle celebrità della musica. John Lennon, Michael Jackson, Elvis Presley, Jim Morrison, Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Sid Vicious dei Sex Pistols (Sid & Nancy), Brian Jones dei Rolling Stones, Janis Joplin e Luigi Tenco i protagonisti della monografie in salsa crime.
Una vera e propria ispirazione al maestro del genere, Carlo Lucarelli, che su Radio DeeJay prima e suDeeJay Tv poi, ha condotto Dee Giallo: il racconto in musica e parole, sopratutto di testimoni e amici, della tragica quanto inaspettata scomparsa del cantante di turno. 
Rai 2 si è però voluta distinguere, puntanto subito sui giovani. Di un tempo. Il primo nome ipotizzato era stato quello del giallista Giorgio Faletti, classe 1950. Si era pensato anche a Morgan ma anche in questo caso si è levata la fumata nera: classe 1972, troppo giovane ci viene da ipotizzare.
Non resta altro che puntare più in alto: ci vuole molta autorevolezza in questi casi, conoscenza della musica e dei musicisti. Il primo nome che salta alla mente non può che essere quello di Amanda Learclasse 1939, che vive in Francia e che non vediamo in tv, anche come ospite, da diverso tempo.
Mi fa piacere tornare in Italia con una trasmissione che esce dai soliti schemi”, ha commentato la Lear, ”Potrò sfruttare il mio talento da attrice e raccontare storie di personaggi che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, come Lennon e Hendrix, cosi’ come ho incrociato i Rolling Stones e i Beatles". Ha concluso con una riflessione "Sono stata innamorata della musica già da bambina e in generale sono sempre stata attratta dal mondo ribelle e spericolato del rock, anche se spesso i suoi protagonisti hanno avuto una fine disastrosa.E oggi, quando vedo Mick Jagger che fa la vita da miliardario, rimpiango i rockettari arrabbiati di una volta”.
Eh sì cara Amanda, i tempi cambiano!
Alessia Fedele

martedì 29 marzo 2011

Simona Ventura, concorrente di se stessa

Simona Ventura è diventata concorrente di se stessa. E' approdata all'Isola dei Famosi 8 buttandosi dall'elicottero come da tradizione del programma.
Se ne parlava da giorni di questo suo arrivo avventuroso sull'isola equadorena: come promesso la coraggiosaSuper Simo ha raccolto tutte le sue forze per cercare di aiutare il programma negli ascolti.
Senza il trucco che nasconde le occhiaie arancioni, senza le luci che levigano il suo tirato volto, in calzoncini e con indosso un cicciotto giubotto salvagente è salita sul verde elicottero in costante collegamento con il prode Nicola Savino da Milano. 
Sottofondo costante alle battute del presentatore per una sera e ai timori pre lancio della Simona nazionale le voci, di supporto, delle opinioniste fisse Alba Parietti eVladimir Luxuria. Quest'ultima devota a vita a San Simona di Rai2.
Conto alla rovescia, ultime preghiere anti panico e Simona si tuffa in mare aperto, mentre l'elicottero si allontana. 



Finisce tutto così? Beh no. Come consuetudine, al panico e al tuffo segue una bella nuotata fino alla spiaggia. Un pò in stile delfino, un pò in stile libero ed eccola arrancare fino all'isola dove si accascia nella sabbia, avvolta nella sia maglietta zuppa di acqua marina. Fasciata da un costume non adatto al suo generoso punto vita e strizzata in un paio di celesti pantalonicini di paillettes, la Ventura si cala nei panni di una vera naufraga e si cimenta in diverse prove. La prima? Pulire un pesce precedentemente svuotato delle interiora.

E' pur sempre la regina e conduttrice del programma, non può mica soffrire come i suoi naufraghi. Loro cercano la notorietà perdute, lei gli ascolti di un tempo. Che sia questa l'ultima spiaggia per tutti loro?

Alessia Fedele
The Week



Boris, si ride anche al cinema

Per i fan della serie è il regalo più atteso. Per chi fino ad ora non ha seguitonemmeno un episodio della serie televisiva Boris e della sgangherata troupe guidata da René Ferretti, un’occasione per vedere un film corale ben scritto, ben diretto e recitato egregiamente da tutti gli interpreti. 320 le copie distribuite, 108 i minuti di questo gioiellino prodotto da Rai Cinema e dalla Wildeside di Lorenzo Mieli per parlare della società italiana alla deriva attraverso la metafora del cinema e dei compromessi necessari per realizzare un film. 


I tre autori e registi del film, Giacomo CiarrapicoMattia Torre e Luca Vendruscolo, non risparmiano nessuno e s'intuisce fin da subito che la qualità non è perseguibile. Le prime immagini vedono Stanis La Rochelle (un Pietro Sermonti in grande spolvero) nei panni de Il giovane Ratzinger che esulta e corre felice in un prato fiorito alla notizia di un vaccino miracoloso.
Ma, la "rituale incazzatura" di René, interpretato da un magistrale Francesco Pannofino, mette la parola fine delle riprese. Dice basta alla "merda" prodotta fino a quel momento e pone così fine all’ennesima fiction senza senso. Dopo mesi di riflessione, mentre la troupe storica è disperata perché senza lavoro, arriva una grande opportunità: il cinema impegnato. Sergio (Alberto Di Stasio) ha infatti acquistato i diritti del libro La Casta scritto da Stella e Rizzo. Un sogno che si avvera, pensa René. Poter realizzare un film d’autore, sullo stile di Gomorra: in realtà è l’inizio della fine.
Si passa così in rassegna un mondo solo all’apparenza splendente, quello del cinema; in relatà, il grande schermo viene vissuto come una sorta di retrocessione nella carriera del "personaggio" di turno. Lo sintetizzano bene le battute di Diego Lopez (Antonio Catania) declassato ai piani polverosi dell’area cinema dell’azienda: “Dopo la sezione cinema c’è la radio. Dopo la radio c’è la morte”. E ancora le parole di un serioso Ferretti “La nostra casa è la televisione. E’ come la mafia: non se ne esce se non da morti”.
Si prende in giro la cultura, saldamente nelle mani degli intellettuali radical chic, le attrici che bisbigliano alla Margherita Buy e che con il loro timido modo di imporsi fanno il cosiddetto bello e cattivo tempo. C’è poi la politica, la corruzione, la carriera di giovani quanto incapaci attrici che hanno nell’elezione all’Europarlamento una normale estensione di quella precedentemente intrapresa. 


Ci sono poi i cinepanettoni, l’immancabile trio di gli sceneggiatori incapaci, costosi e schiavisti, ed ovviamente i precari del settore. Personaggio simbolo della categoria è lo "stagista parlante" Alessandro, Alessandro Tiberi, diventato l’ombra dell’amata Arianna (Caterina Guzzanti) a sua volta assistente e spalla del regista René.


I fan della prima ora non troveranno alcune delle frasi tormentone della serie, ma potranno ridere alle battute dei loro beniamini. Per chi, invece, si avvicinerà per la prima volta al mondo di Boris sarà un viaggio surreale, veritiero, ma dal sapore agrodolce nel mondo del cinema. 


Alessia FedeleThe week

venerdì 25 marzo 2011

Burlesque: come far spogilare una donna col sorriso

Chi inventò il burlesque era un genio: da anni le donne si spogliano col sorriso perché sono delle artiste e decidono loro cosa fare sul palco. Sopratutto senza banconote che spuntino dagli slip.
Il mistero avvolge la nascita di questo genere: si parla di vaudeville, genere teatrale francese di fine settecento, chi di una forma di teatro inglese nel periodo vittoriano poi importato negli Stati Uniti. Fatto sta che in tutti questi decenni il genere ne ha fatta di strada facendo la fortuna di alcune donne fatali. Un nome su tutte, Heather Renée Sweet ovvero Dita Von Theese, diva del genere che vanta nel curriculum un lungo fidanzamento con il reverendo della musica Marilyn Manson.
Sky ha seguito la moda del momento (tanto che le creazioni degli stilisti non solo di intimo rubano dagli armadi di queste artiste) e ha unito il tutto all'altro trend televisivo: il talent. Da qui il passo è breve alla nascita del programma Lady Burlesque che questa sera fa il suo esordio in prima serata, alle 21 su Sky Uno presentato dall'attore Giampaolo Morelli. 
Dieci serate per decidere chi tra le 18 finaliste, selezionate dopo un workshop di diverse settimane tenuto da Dixie Ramone, ha le carte in regola per diventare la nuova diva del burlesque Italiano. Nella giuria siedono Eve La Plume, tra le più note performer italiane, Alessandro Casella, che ha fatto delMicca Club il regno di questo septtacolo e l'esperto di spettacolo e musica Dario Salvatori. Ospiti d'onore di questa prima serata sono Rossy de Palma, attrice feticcio di Pedro Almodovar, e la perfromer internazionale Clotilde Courau. La giuria è invece affidata a Jocelyn.
E' vero, non ci troviamo difronte al classico spogliarello sguaiato dei night americani che tutti associamo a questo termine. Viene dedicata molta cura alla messa in scena, alla musica d'accompagno, ai movimenti sinuosi, al trucco, ai costumi e all'intimo che ha fatto recuperare dal fondo degli armadi e dei magazzini capi oramai dimenticati. Biusini, reggicalze, piume la fanno da padrona nella riscoperta di una sensualità più sottile rispetto a quella quotidianamente sbattuta in faccia al consumatore medio. Le protagoniste affermano di non spogliarsi per gli uomini, di farlo per ritrovare al propria femminilità ma anche per gioco. Lo dicono anche anche le protegoniste di questo spettacolo che però si toglieranno i vestiti a passi di musica davanti ad un pubblico molto vasto: quello presente in teatro e quello a casa. 


Alessia Fedele